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Nota critica di

Giammarco Puntelli

“Dove non c’è visione l’uomo perisce” (Vecchio Testamento).
Se gli impressionisti leggevano l’attimo attraverso giochi di luce e distribuzione di colori, la luce di Menozzi dialoga con l’infinito ed è luce che non scompone l’immagine ma il senso del vivere.
L’arte di Giuseppe Menozzi, come quella di Turner e di Van Gogh, ci mostra che c’è un altro modo per cogliere la realtà del mondo, c’è la via della luce, c’è la via delle scelte, della responsabilità, della sofferenza e della gioia, e le sue opere rispondono alla dichiarazione di Rothko secondo la quale i dipinti devono essere miracolosi. L’energia e il coinvolgimento che offrono i lavori di Giuseppe Menozzi incontrano le esigenze di una realtà che troppo spesso si confronta con un’arte insignificante che non ha nulla di miracoloso. Invece l’arte vera sconvolge con le sue visioni. Crea confusione per ristabilire un nuovo ordine. Lo fa Menozzi con il primo ciclo, i Cavalieri dell’Apocalisse, nel quale l’osservatore può riflettere sulla vita che è anche cammino dello spirito, è dinamica di pensieri, scelte, azioni. E’ decisione da quale parte stare nell’eterna lotta fra il bene e il male, fra il faticoso cammino per arrivare alla felicità piena, spirituale e materiale, e la strada facile di una realtà che rivela, un giorno dopo l’altro, il suo essere vuota in quanto priva di valori riconosciuti e intimamente sentiti dall’uomo. Ed ecco che, in questa arte, le regole dell’estetica coincidono con quelle di un’etica del quotidiano che volge lo sguardo all’infinito. Nel secondo ciclo, l’Evento, il cammino diventa ancora più complicato, a tratti drammatico, la forza dell’immagine e l’eleganza della composizione diventano viaggio verso la luce, verso ciò che è bene per gli uomini e dunque vero.

Il cammino assume la forma della prova, fra violenza e senso di solidarietà universale. Il terzo ciclo, il ciclo della Luce ha l’aspetto di una meta raggiunta (o quasi), dell’arrivo al Tau che è segno spirituale e simbolo di salvezza. Sono le opere della serenità, della promessa della luce, quelle che dialogano con l’osservatore come l’arte vera sa fare, perché trasforma l’animo dell’uomo attraverso l’emozione e l’evolversi della riflessione legata ai grandi temi della vita. Ecco perché nell’arte di Menozzi la realtà diventa visione, e perché la critica nei suoi confronti non può essere descrizione di ciò che si vede ma solo rivelazione di ciò che a prima vista non appare.
Le visioni di Giuseppe Menozzi sono indispensabili in un’arte contemporanea spesso smarrita dietro falsi miti e inutili pubblicità. Sono la ricerca più pura di un universo artistico che coincide con il nostro mondo nelle contraddizione drammatica e libera delle scelte quotidiane dell’uomo che si riflettono in un teatro di energia e di luce sul palcoscenico dell’eternità. Nelle sue tele la disperata ricerca e la concreta speranza di una vita di luce fra le pieghe di una realtà che mette in evidenza solo i suoi tratti di decadenza.
Fra i colori di Menozzi il cammino dell’uomo che è cammino dello spirito (anche in senso laico), il tutto in un’arte che, attraverso gli occhi, apre il cuore e il pensiero, e fa compiere un volo nella luce.

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